’A ficora matura vò ddu còse: abbitu de porittu e lacrima de mignotta.(continua )
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Al momento della conquista della Sabina nel 290 a.C. i Romani trovarono nella Sabina un fertile territorio, sotto diversi punti di vista.
Immediatamente dopo la conquista inizia da una parte l’opera di romanizzazione, e dall’altra di ristrutturazione di parti della Sabina che avevano bisogno di un intervento per essere più produttive.
È il caso della piana reatina, che al tempo era resa paludosa dal Lacus Velinus. Proprio Manio Curio Dentato ordinò e condusse a termine nel 271 a.C. la prima opera di bonifica della zona, con una monumentale opera che vide l’escavazione della Cava Curiana, permettendo alle acque di defluire nel Nera e dando origine alla splendida “Cascata delle Marmore”.
Quest’opera rese le terre coltivabili: avendo subito una bonifica, si trattava di terre divenute particolarmente fertili, il che diede una fortissima spinta alla produzione di prodotti agricoli, poi esportati a Roma stessa.